lunedì 23 novembre 2009

MASSERIA ALFIERE

La masseria Alfiere (e non Alfieri) è una delle più belle masserie del comprensorio cegliese. Sicuramente ricevette il toponimo da uno dei proprietari che si sono avvicendati nel tempo. Quello di “Alfiere” era un grado militare, riservato agli ufficiali, che si conseguiva nell’esercito durante la dominazione spagnola nel Regno di Napoli. Giovanni Battista Monaco, antico nobile proprietario della masseria San Pietro, fu “Alfiero de cavalli della Sacchetta”, come anche lo fu suo figlio Gregorio.
L’attuale masseria, ora proprietà della Curia diocesana di Oria, in quanto è stata donata dalla Fam. Ricci di Castelluccio, in ottemperanza alle disposizioni testamentarie della Nobil Donna Rosina Lodedo Ricci (benefattrice dell’ex istituto dei Guanelliani di Ceglie) si trova sul confine tra il territorio di Ceglie Messapica e quello di Martina Franca.
Anticamente la masseria era denominata Loco Marzano, come si può rilevare da
alcuni documenti che proverebbero quanto da me asserito:
dal Catasto del 1603, conservato nell’Archivio di Stato di Brindisi:

« Donato Apruzzese di Antonio, di anni 60, forese, possede una massaria a’ Loco detto Marzano de ettara trentauno chiuse et ettara cento aperte, con cisterna e casella. Confina con la difesa dell’Ulmo…
Giovanni Apruzzese, massaro, di anni 46, possede in Loco Marzano ettara sedici di terre chiuse ed ettara quaranta di terre aperte…
Giovanni Corsino de Martina, non essendo comparso a presentare sua cedula se li tassano l’infrascritte robbe che possede in territorio di Ceglie:
In loco detto Pentemelle e Loco Marzano una massaria di terre chiuse d’ettara sessanta, con cisterna e casella. Confina con la difesa baronale detta l’Ulmo, con Pietro Scialpo e Donato Apruzzese…
In detto loco ettara centocinquantacinque de terre aperte. Confina con detti confini e massaria. Quale terre chiuse et aperte l’hà comprate dall’Arcivescovo di Rossano, come tutore del quondam Fabritio Sanseverino, come appare per Instrumento de mano di Notar Stefano Matera a’primo di novembre 1602…».

Probabilmente, la masseria fu venduta da Donato Apruzzese ad un certo Lucio Vitale, il quale chiese alla baronessa di Ceglie di poter chiudere 20 ettari.
Da un atto notarile del 1613, sempre dell’Archivio di Stato di Brindisi, veniamo a sapere:

«(…)“Molto Illustre Contessa,
Lutio Vitale umilissimo vassallo di Vostra Signoria molto Illustrissima supplica e fa intendere come nella sua masseria dotale sita nel suo territorio di Ceglie, volgarmente nomato Loco Marzano, desidera per se, suoi eredi et successori, et per uso di suo bestiame, chiudere et parietare tomola vinti de terra, et quelle difensarli conforme si difendano le altre chiusure aggratiate, lo che non potendo senza licentia di Vostra Signoria Illustrissima la supplica restar servita concerderli detta grazia, et lo reputarà a favore singolare offerendo la decima del herbagio vendendosi a Forestieri ut Deus.etc.”
Concedemo licentia al sopradetto Lutio Vitale come nostro benemerito che possa chiudere e paritare per se, suoi Heredi et successori, nel suddetto Loco confinato le tomola vinti de terre ad patto che vendendo l’herbagio a’ forestieri ha obbligato pagare la decima del prezzo a’ nostra Corte iusta l’antiquo solito. Datum in Neapolis die vigesima nona martii 1613. MARIA BERNIZONA, locum sigilli registrato (...)»

Commento:
Lucio Vitale, figlio di Mario (un ricco possidente terriero di Ceglie), aveva tentato prima la via ecclesiastica. Infatti nel 1603, all’età di 16 anni lo troviamo studente nel Seminario di Oria. Mentre, quando inviò la supplica scritta nel 1613 alla baronessa di Ceglie, Maria Bernizona, era addirittura sindaco.
L’Arcivescovo di Rossano nel 1602 era il Card. Lucio Sanseverino, fratello sia di Fabrizio, morto in un incidente di caccia nell’ottobre 1602, sia di Ferrante conte della Saponara ed utile signore di Ceglie.
Ferrante cedette il feudo di Ceglie al figlio Fabrizio che lo vendette nel 1612 a Maria Bernizona. dg








(le foto sono di Pasquale Venerito)

venerdì 6 novembre 2009

DA UN VOLUME DEL 1845

Desidero portare a conoscenza di quei pochi affezionati che hanno la pazienza e la costanza di seguire questo blog, le pagine: 207, 458-459 del volume: Corografia, Fisica, Storica e Statistica dell´Italia e delle sue Isole, corredata di un Atlante di mappe geografiche e topografiche e di altre tavole illustrate, di Attilio ZUCCAGNI-ORLANDINI [supplemento al volume undecimo] (Firenze 1845).

«27. Circondario di Ceglie
È Ceglie ben popolata terra nella diocesi di Oria, sopra alto colle e in territorio ferace. La sua chiesa Collegiata governasi da un arciprete capo di sedici canonici che con dodici ebdomadarii compongono quel capitolo; hannovi inoltre varie cappelle pubbliche e un convento di Cappucini. Soggiacque anch´essa al baronale dominio, goduto ultimamente dalla famiglia Sisto-Britto con titolo di Ducato.

(b) Agricoltura nel Distretto di Brindisi
Ubertosissime sono le campagne del Circondario di Brindisi, producendo ogni genere di prima necessità ed in molta copia, specialmente poi l´olio: decantati sono i suoi vini, le lane, il miele, i legumi, e singolarmente le fave, forse perché gli abitanti hanno un modo particolare di cuocerle nel forno preparate in modo da renderle poi gustosissime. Nei cirondarj di San Vito, di Ostuni e di Ceglie molti esercitano la pastorizia; non vi mancano però né granaglie né legumi né vino, né olio; tra gli alberi fruttiferi danno molto prodotto i mandorli. A Francavilla allignano mirabilmente le olivete e le vigne dando prodotti eccellenti; altrettanto dicasi degli altri alberi da frutta: e non vi trascura l´orticultura, ma si trae partito ben anche della pianta del cotone. Fertili sono pure i terreni di Salice, di Mesagne e di Oria: in quest´ultimo Circondario, in grazia degli ottimi pascoli, si ottengono buonissimi e decantati latticini; si trae vistoso guadagno dalle frutta e singolarmente dai fichi essicati; vi riesce di eccellente qualità l´olio, e i suoi vini se hanno un difetto è quello della troppa gagliardía.»



Commento
Gli abitanti di Ceglie Messapica in quello scorcio di secolo erano più di quindicimila. Una cifra raddoppiata rispetto al censimento del 1810, quando erano state censite 7600 persone. Dal 1837 era Arciprete don Domenico Gatti e Vescovo Diocesano Mons. Giandomenico Guida. La città sembrava un continuo cantiere: da poco era stata ultimata la costruzione del Calvario, si stavano completando le due nuove strade che congiungevano Ceglie ad Ostuni e a Francavilla Fontana, e nuovi quartieri iniziavano a prendere forma. Molte contrade, grazie al lavoro di alacri contadini, furono trasformate in terreni coltivabili e nuove masserie furono edificate un po´ ovunque... dg

(le due foto mostrano rispettivamente: la Collegiata di Ceglie Messapica e l´aspetto della campagna cegliese agli inizi del mese di ottobre - cliccare sulle foto per ingrandirle)

venerdì 23 ottobre 2009

LA NOSTRA STORIA (5)

(immagine di Ceglie della fine del XVIII sec., da MICHELE CIRACÌ - GAETANO SCATIGNA MINGHETTI, L´immagine ritrovata, vedute di Ceglie Messapica dal XVI al XIX secolo, Manduria 2001)

Continuando la certosina ricerca delle fonti edite della storia medievale di Ceglie Messapica, desidero aggiungere un’altra tessera, che aiuta a ricostruire il mosaico di una delle pagine poco conosciute del nostro passato. L’intento di questo ulteriore post è di dimostrare che la ricerca, appassionata e tenace, permette di ritrovare quelle tracce che sembravano definitivamente perdute. Tracce che, purtroppo, grandi studiosi di recente [nessuno me ne voglia!] non si sono peritati di rintracciare negli Archivi di Stato, oppure leggendo con attenzione gli studi già pubblicati sulla storia pugliese, sia durante il passato secolo e sia in quelli pubblicati nella seconda metà del XIX, i quali citano vari documenti medievali che si riferiscono a Ceglie.
Per ora vi accontento con questo breve assaggio, ve ne saranno altri che vi sorprenderanno non poco!

Nel volume: Le Pergamene di Conversano, I (901 – 1265), curato dal Prof. Giuseppe Coniglio [Bari 1975, Codice Diplomatico Pugliese, XX] alle pp. 300-301 è pubblicato un documento del 1193, dal quale veniamo a sapere che il re di Sicilia, Tancredi, concesse al monastero benedettino di Conversano il diritto di pascolo sulle terre di Ceglie e di Ostuni.

La notizia si commenta da sola: la Ceglie medievale aveva un vasto territorio, dove potevano pascolare non solo le greggi appartenenti ai locali ma anche quelle dei forestieri. Basti vedere la querelle per i confini tra Ceglie ed Ostuni, che oppose il dominus di Ceglie, Pagano, a quello della Contea di Lecce, Accardo, per farsene una idea.
La questione della concessione dei pascoli cegliesi ai forestieri sarà definitivamente disciplinata da varie delibere dell’Università agli inizi del ‘600.
Queste delibere, insieme ad altri documenti coevi, sono l’oggetto di un mio nuovo studio che spero di completare quanto prima per gli appassionati della nostra storia cittadina, che tenterà di abbracciare tre secoli, dalla metà del XV alla fine del XVII secolo.

UNA CURIOSITÀ
Quale sarebbe la provenienza della struttura incassata su di una delle facciate del nostro castello, che si può ammirare in queste due foto? Le due foto, di Michele de Musso, sono state riprese da un terrazzo di una casa prospiciente via P. Elia. Da ignorante in materia direi che essa facesse parte di una costruzione precedente all’edificazione del castello, forse proviene da un tempio messapico? Poiché sembra essere un architrave di ordine dorico, nelle cui metope, alternate dai triglifi, si notano dei fregi a forma di fiori.
Se fosse di origine messapica, credo che sarebbe, senza ombra di dubbio, il reperto archeologico più consistente che si sia conservato nella nostra città. A voi l’ardua sentenza!dg









































(cliccare sulle foto per ingrandirle)

domenica 18 ottobre 2009

CAPPELLA DEL ROSARIO DI CONTRADA LEZZE

Tempo fa, un assiduo frequentatore del mio blog, ha lasciato questo commento: «…Spero tanto che qualcuno si interessi per salvare e preservare questo antico (oltre che bello) patrimonio culturale e di memoria che sono appunto le cappelle votive nel territorio di Ceglie» (Corolemico).
Il post di oggi, domenica 18 ottobre, desidero dedicarlo ad una di queste cappelle, quella di contrada Lezze, distante dal centro urbano circa 3 km. Essa di trova nella zona nord del nostro territorio e si raggiunge percorrendo la vicinale per Lamianuova. Della cappella di contrada Lezze si era già interessato Mimmo Barletta sul suo blog Ahi Ceglie, che ringrazio per le foto che mi ha gentilmente inviato. Chi volesse ottenere più notizie sulle cappelle rurali del territorio cegliese può leggere a cura di Enrico Turrisi, Soste di Pietra.
Recandomi all´Archivio Diocesano “Allessando M. Kalefati” ho trovato il seguente documento del 1896:
«Cappella pubblica rurale eretta nel 1890 sotto il titolo di Maria SS.ma del Rosario di Pompei nella contrada denominata Lezze Tenimento di Ceglie Messapico di proprietà del Padre Giannangelo di San Francesco d´Assisi ex Alcantarino.
Arredi Sacri:
Pianete n° 6, cioè una pianeta bianca per le solennità – nuova
Un´altra bianca, ordinaria, in ottimo stato

Una pianeta rossa in ottimo stato
Una pianeta nera, buona, quasi nuova
Altra nera ordinaria, in buono stato
Una pianeta di tutti i colori, in buono stato.
Camici con ammitti n° 3, cioè uno quasi nuovo e due in buono stato, tutti di filo di lino
Cingolo n° 1 rosso
Messale n° 1, in ottimo stato
Tovaglie n°3, di filo sottile di lino
Sottotovaglie n° 2 di lino grossolano
Corporali più di n° 10
Purificatoi pel calice più di n° 10
Altri per mani più di n° 10
Velo Omerale fiorato n° 1
Pisside n° 1 col piede di ni
chel e coppa di ottone indorata.


Ceglie Messapico li 5 novembre 1896

N.B. Il calice appartiene alla Parrocchia di San Rocco, servendo solamente nel tempo di villeggiatura.»
dg

domenica 11 ottobre 2009

MASSERIA SANT'ANNA

La masseria Sant’Anna dista dal centro di Ceglie Messapica km 6,500, si può raggiungere percorrendo la strada vicinale per Fedele Grande o la Statale 581 per Martina Franca. Essa è, forse, la più antica masseria dell’agro cegliese di cui si hanno notizie, poiché faceva parte del beneficio dell’Abbazia benedettina di Sant’Anna, fondata nell’IX secolo. Anticamente si chiamava Paglionìco ed il suo territorio si estendeva per circa 294 ettari, comprendendo anche le fogge del cosiddetto luogo Marzano. L’Abbazia con tutti i suoi beni fu ceduta dall’ultimo Abate al Capitolo della Collegiata di Ceglie nel 1595. Una lunga lite oppose il Capitolo cegliese ad un certo Ammazzalorsa di Monopoli, il quale nel 1738 fece sequestrare i beni dell’Abbazia dal Can. Agnello Carappa, per rifarsi di un prestito concesso da un suo avo al clero cegliese [si legga a tal proposito il mio studio: Uno sguardo su Ceglie nella prima metà del ‘700…, pp. 55-60]. In quell’anno il suo valore era di 2.021,63 ducati!
Leggiamo da un documento del 1745:

«…in questa Terra di Ceglie, e servatis servandis, eseguì [possessione] di una massaria di Sant’Anna, posta in territorio di questa Terra, nel luogo volgarmente detto Paglionico, alle fogge di Luogo Marzano consistente in più e diversi corpi di terre serrate e demaniali, con lamia, casella, pagliara, cisterna, foggia coverta, corti vernili per animali, con arbori fruttiferi, giusta li suoi notori confini, apprezzata e misurata e stimata da pubblici esperti per docati 2021 e grana 63. Cioè la lamia, cisterna, casella, foggia e il comodo del pozzello con pila per docati 79, le terre demaniali misurate per tomola 214 ed uno stoppello, con arbori di cerri per docati 428:25, alla raggione di carlini venti il tomolo; le terre serrate, misurate per tomola 89, stoppelli cinque e campassi 12, per docati 1344:37 e mezzo; li curti vernili, con tutti gli altri comodi per docati 60».

Adesso devo necessariamente rettificare quanto da me affermato nel post precedente circa l’individuazione del toponimo Marzano presso l’attuale masseria di Casamassima. Il casale medioevale di Marzano doveva, quindi, trovarsi nella parte occidentale del nostro territorio, verso il confine nord del feudo di Oria. Presumibilmente, il casale doveva dipendere dall’abate di Sant’Anna ed era costituito dalle famiglie coloniche che lavoravano per conto della stessa abbazia. dg

domenica 4 ottobre 2009

LE FOGGE

Le fogge, che tuttora esistono nel territorio di Ceglie, sono dei grandi invasi, scavati nella roccia, per raccogliere le acque piovane; sono un'opera di ingegneria idraulica, sia pure per molti versi e tutto sommato elementare. A tutt’oggi mancano degli studi approfonditi sull’origine delle fogge: secondo alcuni studiosi esse risalgono addirittura all’epoca messapica, altri ancora le fanno risalire al tempo bizantino, per altri invece esse sono databili all’epoca tardomedievale, quando si cominciò a disboscare il nostro territorio per renderlo coltivabile.
Il fatto è, che durante le calure estive, le fogge erano una riserva d’acqua molto preziosa, e chi vi attingeva doveva pagarne lo sfruttamento al diretto proprietario.
Qui di seguito pubblico due annotazioni della Platea dei Domenicani di Ceglie, [conservata nell’Archivio di Stato di Brindisi], che parlano di due fogge: una situata nella contrada Marzano (forse l’attuale Masseria Casamassima?) accanto ad altre tre foggie e l’altra in contrada Spinuso, sarebbe l’attuale foggia che si trova tra Masseria Sant’Anna e Masseria Marangi.

FOGGIA NEL LUOGO MARZANO
Possiede questo venerabile monistero una foggia nel luogo detto Marzano, nel territorio di questa Terra attaccata all’altre foggie, una delle quali è del Rev.do Capitolo di Ceglie, l’altra di questo Illustre Duca e l’altra dell’Abbate Nannavecchia. Pervenne dall’eredità del quondam Padre Fra Andrea, come si è detto nella chiusa chiamata di Fra Andrea e si sono citate tutte le scritture. Onde per maggior lume legga il lettore detta rubrica.

FOGGIA ALLO SPINUSO
Possiede ancora questo convento un’altra foggia, in luogo detto Spinuso, sita nel territorio di questa Terra, e propriamente nelle terre dimaniali della massaria chiamata Sant’Anna. Confina agli beni del Sig. Domenico Ciracì ed altri confini. In antiquitis posseduta dal convento e per tale da molti secoli, da tutti riconosciuta.
Not. Thomas Lamarina Comm. Del.
Pietro di Summa Agrimensore
Questa Foggia di Spinuso si è venduta al Magnif. Giuseppe Vito Marangi di Martina per docati ottanta, quali si sono impiegati nella costruzione di un acquaro nella massaria di questo Convento, detta di San Giovanni, come da istrumento rogato per mano del Not. Felice Scialpi di Martina, sotto gli 26 ottobre 1754 e ratificato per mano di Not. Tomaso Lamarina di Ceglie sotto li 30 ottobre 1754.

Dove si troverebbe il " luogo Marzano"? Un documento angioino del 1378 riporta il toponimo del casale di Marzano, oggi scomparso, che all´epoca doveva trovarsi tra i confini della foresta oritana e quella di Ceglie. Il Feudo di Oria, nel medioevo, si estendeva dallo Ionio sino a quello di Ceglie, comprendendo il territorio degli attuali comuni: Oria, Manduria, Latiano, Francavilla Fontana e Villa Castelli.
Secondo una mia ipotesi, il casale di Marzano doveva trovarsi proprio dove oggi sorge la masseria di Casamassima, che fu edificata nei primi anni dell’800, dopo l’eversione della feudalità. Tutto il territorio della masseria Casamassima, si chiamava precedentemente la Difesa della Mendola. Solo qui si trovavano 4 fogge (una oramai giace distrutta) di cui parla l´archivista domenicano riportando l´antico nome di Marzano. dg

(le prime tre foto, di Pasquale Venerito, mostrano rispettivamente le fogge di Casamassima e la foggia di Sant´Anna; l´ultima foto, di dg, mostra ancora la foggia di Sant´Anna)