La masseria Alfiere (e non Alfieri) è una delle più belle masserie del comprensorio cegliese. Sicuramente ricevette il toponimo da uno dei proprietari che si sono avvicendati nel tempo. Quello di “Alfiere” era un grado militare, riservato agli ufficiali, che si conseguiva nell’esercito durante la dominazione spagnola nel Regno di Napoli. Giovanni Battista Monaco, antico nobile proprietario della masseria San Pietro, fu “Alfiero de cavalli della Sacchetta”, come anche lo fu suo figlio Gregorio.
L’attuale masseria, ora proprietà della Curia diocesana di Oria, in quanto è stata donata dalla Fam. Ricci di Castelluccio, in ottemperanza alle disposizioni testamentarie della Nobil Donna Rosina Lodedo Ricci (benefattrice dell’ex istituto dei Guanelliani di Ceglie) si trova sul confine tra il territorio di Ceglie Messapica e quello di Martina Franca.
Anticamente la masseria era denominata Loco Marzano, come si può rilevare da alcuni documenti che proverebbero quanto da me asserito:
L’attuale masseria, ora proprietà della Curia diocesana di Oria, in quanto è stata donata dalla Fam. Ricci di Castelluccio, in ottemperanza alle disposizioni testamentarie della Nobil Donna Rosina Lodedo Ricci (benefattrice dell’ex istituto dei Guanelliani di Ceglie) si trova sul confine tra il territorio di Ceglie Messapica e quello di Martina Franca.

Anticamente la masseria era denominata Loco Marzano, come si può rilevare da alcuni documenti che proverebbero quanto da me asserito:
dal Catasto del 1603, conservato nell’Archivio di Stato di Brindisi:
« Donato Apruzzese di Antonio, di anni 60, forese, possede una massaria a’ Loco detto Marzano de ettara trentauno chiuse et ettara cento aperte, con cisterna e casella. Confina con la difesa dell’Ulmo…
Giovanni Apruzzese, massaro, di anni 46, possede in Loco Marzano ettara sedici di terre chiuse ed ettara quaranta di terre aperte…
Giovanni Corsino de Martina, non essendo comparso a presentare sua cedula se li tassano l’infrascritte robbe che possede in territorio di Ceglie:
In loco detto Pentemelle e Loco Marzano una massaria di terre chiuse d’ettara sessanta, con cisterna e casella. Confina con la difesa baronale detta l’Ulmo, con Pietro Scialpo e Donato Apruzzese…
In detto loco ettara centocinquantacinque de terre aperte. Confina con detti confini e massaria. Quale terre chiuse et aperte l’hà comprate dall’Arcivescovo di Rossano, come tutore del quondam Fabritio Sanseverino, come appare per Instrumento de mano di Notar Stefano Matera a’primo di novembre 1602…».
Probabilmente, la masseria fu venduta da Donato Apruzzese ad un certo Lucio Vitale, il quale chiese alla baronessa di Ceglie di poter chiudere 20 ettari.
Da un atto notarile del 1613, sempre dell’Archivio di Stato di Brindisi, veniamo a sapere:
«(…)“Molto Illustre Contessa,
Lutio Vitale umilissimo vassallo di Vostra Signoria molto Illustrissima supplica e fa intendere come nella sua masseria dotale sita nel suo territorio di Ceglie, volgarmente nomato Loco Marzano, desidera per se, suoi eredi et successori, et per uso di suo bestiame, chiudere et parietare tomola vinti de terra, et quelle difensarli conforme si difendano le altre chiusure aggratiate, lo che non potendo senza licentia di Vostra Signoria Illustrissima la supplica restar servita concerderli detta grazia, et lo reputarà a favore singolare offerendo la decima del herbagio vendendosi a Forestieri ut Deus.etc.”
Concedemo lice
ntia al sopradetto Lutio Vitale come nostro benemerito che possa chiudere e paritare per se, suoi Heredi et successori, nel suddetto Loco confinato le tomola vinti de terre ad patto che vendendo l’herbagio a’ forestieri ha obbligato pagare la decima del prezzo a’ nostra Corte iusta l’antiquo solito. Datum in Neapolis die vigesima nona martii 1613. MARIA BERNIZONA, locum sigilli registrato (...)»Commento:
Lucio Vitale, figlio di Mario (un ricco possidente terriero di Ceglie), aveva tentato prima la via ecclesiastica. Infatti nel 1603, all’età di 16 anni lo troviamo studente nel Seminario di Oria. Mentre, quando inviò la supplica scritta nel 1613 alla baronessa di Ceglie, Maria Bernizona, era addirittura sindaco.
L’Arcivescovo di Rossano nel 1602 era il Card. Lucio Sanseverino, fratello sia di Fabrizio, morto in un incidente di caccia nell’ottobre 1602, sia di Ferrante conte della Saponara ed utile signore di Ceglie.
Ferrante cedette il feudo di Ceglie al figlio Fabrizio che lo vendette nel 1612 a Maria Bernizona. dg

(le foto sono di Pasquale Venerito)










